Visitare il Tibet Dove toccare

Il Tibet è noto come il “tetto del mondo”, perché è il paese più vicino al cielo. Qui infatti si ergono le cime più alte della Terra, tra cui l’Everest, alto circa 9000 metri.
Questo sterminato territorio, provincia autonoma della Repubblica Popolare Cinese, da sempre riesce a sedurre il mondo intero con il suo fascino irresistibile anche perché, data la sua inaccessibilità, ha vissuto in un mistico isolamento. Ed è per questo che è anche considerato il luogo dell’anima, essendo permeato da una profonda religiosità alla quale indissolubilmente è legata la storia del popolo tibetano.
Il suo passato è fatto di luoghi sacri e di meditazione. Nell’VIII secolo Padmasambhava, il grande Santo indiano, chiamato dai tibetani Guru Rimpoche (“Prezioso maestro”), sottopose al buddismo gli spiriti e i demoni che avevano sino ad allora dominato il Paese consentendo così la realizzazione del primo monastero buddhista in Tibet nelle vicinanze di Hepo Ri, a Samye.
Ma sono tanti i templi e i monasteri Buddisti da visitare in tutto il territorio.
Nella capitale Lhasa, che si trova sul versante settentrionale dell’Himalaya ad un’altezza di circa 3.700 m., si trova lo Jokhang, uno dei tempi più maestosi, eretto al centro di un percorso mistico lungo 8 chilometri. Lo Jokhang è considerata pari alla Mecca e sono tanti i pellegrini che in processione si muovono per raggiungere il tempio, trascinando i piedi e accompagnandosi ad un dolce canto che recita antiche preghiere.
La città è sovrastata dall’ottava meraviglia del mondo, ovvero il Palazzo di Potala, il cui nome significa “Regno degli alti cieli”. Edificato nel VII secolo dal re Songtsan Gampo, in cima alla cosiddetta montagna rossa, ha rappresentato nei secoli il punto di riferimento religioso e culturale del Tibet ed è stato scelto come residenza invernale del Dalai Lama. A tre chilometri da qui si erge il Norbulingka l’antica residenza estiva del Dalai Lama, immerso in un grande parco ed inserita, assieme al Potala, tra i beni del Patrimonio dell’umanità.
La religiosità ha influito anche nella tradizione culinaria del Paese. Per la religione buddista gli animali fanno parte del ciclo di reincarnazione dell’uomo, per cui vi è una prevalenza di cucina vegetariana. Tra i piatti tipici della zona vi è la Tsampa, una pasta fatta di farina d’orzo e lavorata a mano, leggermente tostata con burro di jak e tè, e il Pachae Shya, un misto di verdure e carne insaporita con salsa di soia. Molto rinomati sono anche i ravioli ripieni di verdura, i cosiddetti Momo. Tra le bevande è molto diffuso il tè verde o nero alla tibetana, preparato in maniera molto laboriosa.
Tra le festività più importanti vi sono i festeggiamenti che si svolgono in occasione del Nuovo Anno Tibetano, in concomitanza del primo giorno del primo mese lunare, durante i quali le strade delle città si colorano di allegria al ritmo di musica e balli.
Il periodo migliore per recarsi in Tibet è in primavera e in autunno, nei mesi tra aprile e giugno e tra settembre ed ottobre. Infatti nel periodo invernale il termometro scende di molti gradi e in estate le piogge rendono difficili gli spostamenti.

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