Come vengono trattate le acque reflue

La canna è un supporto per tutta una serie di microrganismi che digeriscono il contenuto organico dei reflui. Nello stesso tempo la canna funziona come un boccaglio, cioè fa circolare l’ossigeno all’interno di questo sedimento, quindi permette dei processi biologici più rapidi e più efficaci.
Un impianto di fitodepurazione è formato da ghiaia sotto la quale scorre il refluo che viene raccolto in un pozzetto di controllo e da qui inviato direttamente a due cisterne interrate di sollevamento costruite in polietilene oppure in calcestruzzo. Su ogni cisterna vengono montate due pompe cha mandano il refluo nel primo letto o nel secondo letto. Da qui il refluo passerà nel flusso verticale, che consiste in un bacino alto un metro con delle ghiaie messe in senso decrescente dal basso verso l’alto per volumetria. Quindi sotto avremo ghiaia molto grossa e poi via via a salire fino al ghiaino molto fino. Sulla superficie possiamo trovare delle tubazioni di tipo “ala gocciolante” che hanno il compito di prendere il refluo che è mandato dalla pompa e farlo poi colare verticalmente attraverso la ghiaia.
Sul fondo del letto ci sono poi delle altre tubazioni fessurate di raccolta che porteranno tutto il refluo raccolto nella vasca finale a flusso superficiale detta free-water. C’è da dire come dimensioni che per circa mille abitanti tutto l’impianto ha una dimensione di circa tremilacinquecento-quattromila metri quadrati. Questo è un dato fondamentale per capire anche qual’è la dimensione necessaria per realizzare un impianto di fitodepurazione.
La parte finale dell’impianto ha lo scopo di creare ulteriormente un ambiente utile all’ecosistema locale. L’acqua viene portata attraverso una tubazione nel corso d’acqua principale. Le sostanze organiche presenti nelle acque vengono drasticamente ridotte mentre aumenta la presenza di insetti macroinvertebrati e addirittura di anfibi, come il tritone.
All’interno della vasca di fitodepurazione a flusso superficiale il refluo ormai privo di odori non attira più gli insetti ed esce allo scoperto. In una prima fase viene fatto passare attraverso delle piante, per esempio phragmites, poi le piante si interrompono e viene lasciato completamente a cielo libero. Quest’ultimo tratto ha come obiettivo primario di far si che i raggi del sole vadano ad annientare tutta la carica batterica. Qui il refluo ha delle caratteristiche quasi idonee per l’irrigazione perchè è privo di ogni sua componente biologica inquinante. Se nella parte iniziale dell’impianto l’acqua sale in superficie significa che la manutenzione non è stata eseguita correttamente. Se questo accade occorre intervenire per risolvere il problema. La banca mondiale utilizzando il programma Gef sta finanziando solo impianti estensivi di fitodepurazione in Paesi in via di sviluppo: l’ultimo esempio riguarda la Moldavia, dove sono indette sette gare, la prima già in fase di realizzazione, riservate a città con una popolazione superiore ai ventimila abitanti.

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