Come smaltire un elettrodomestico obsoleto

Non è così raro in Italia assistere alla giacenza di frigoriferi, forni e lavatrici accatastasti sul ciglio della strada, oppure discariche abusive nelle quali viene lasciato di tutto: dai vecchi pc agli asciugacapelli, ai microonde. Si tratta non mobili ma di elettrodomestici dannosi all’ambiente perché contenenti gas di risulta.
La lotta alle discariche abusive ha determinato l’impossibilità o quasi di smaltire da soli gli elettrodomestici, portandoli nelle vicinanze dei cassonetti, e le multe partono dai 200 euro in poi.
Da qualche tempo esiste la possibilità di cedere il proprio elettrodomestico obsoleto contattando un’associazione collegata al comune presso il quale si risiede e con poca spesa (intorno ai 17 euro) si cede il vecchio elettrodomestico che viene smaltito su competenza dell’associazione che lo ritira. Basta una telefonata e farlo ritirare presso la propria abitazione, compilando e firmando il relativo modulo.
Nonostante ciò, le discariche improvvisate hanno continuato a mietere le loro vittime e per ovviare a tale inconveniente è stata varata la normativa definita “uno contro uno”, che consiste nella possibilità di lasciare il proprio elettrodomestico vecchio presso il negozio dove si acquista quello nuovo, a patto di consegnarvelo personalmente. Da qualche tempo spetta infatti al negoziante il compito di smaltirlo, senza però che questo vada a gravare sul costo del nuovo acquisto, che deve essere necessariamente un elettrodomestico dello stesso tipo, anche se non è indispensabile che sia della stessa marca. Questa iniziativa del Governo, volta a contrastare il fenomeno delle discariche abusive, operativa dallo scorso giugno, sembra possa tornare molto utile in quanto, oltre ad essere patrocinata dal Ministero dell’Ambiente, propone un forte incentivo sugli acquisti di elettrodomestici. Incentivi, questi messi a disposizione del Governo a partire dal 15 giugno 2010.
Dalla normativa restano escluse alcune categorie a margine, come quella ristretta cerchia di utenti che potrebbe solo decidere di smaltire un elettrodomestico, senza però organizzarsi per acquistarne uno nuovo, nonostante l’incentivo messo a sua disposizione. Un bel margine, se si considera che nello scorso anno gli elettrodomestici casalinghi smaltiti sono stati circa una media di 3 Kg per ogni cittadino e il quantitativo totale dei rifiuti di questo tipo equivale a circa 193 milioni di chilogrammi. La norma però sembra ancora carente in materia e si attendono nuovi sviluppi che ne regolamentino la vacanza.
Secondo quanto riporta la Confcommercio, il ritiro gratuito obbligatorio delle apparecchiature elettriche ed elettroniche previsto dal 15 giugno 2010, è scattato grazie al recepimento in Italia, di una Direttiva comunitaria. Il recepimento della norma si è trasformato nell’iniziativa fortemente voluta dal ministro Prestigiacomo, che ha determinato l’obbligo per i commercianti di questi beni di iscrizione presso l’apposita sezione dell’Albo dei gestori ambientali, presso il quale si occuperanno dello stoccaggio dei rifiuti elettronici, realizzando un magazzino apposito, e l’obbligo di indicarlo per il trasporto definitivo verso i centri di smaltimento del comune.

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