Sintomi e trattamento della displasia fibromuscolare

Oggi alla luce di nuove tecniche e cure adottate dalla medicina, e dopo la mia esperienza in diversi ospedali vi parlerò della displasia fibromuscolare che è una malattia delle grosse e medie arterie.
Solitamente però colpisce le arterie renali, la carotide interna, le vertebrali, le succlavie e le arterie mesenteriche.
Le donne nella terza età sono generalmente quelle più a rischio e colpite.
I malati mostrano ipertensione non curabile con i farmaci e raramente insufficienza renale, o scompenso che può essere il problema iniziale.
Ma esattamente cosa può causare la displasia fibromuscolare? Può comportare lesioni trombo embolizzanti (coaguli di sangue) a partire da piccoli aneurismi volontari.
Esistono differenti forme, in base alla tonaca o parte implicata: che sia intima (interna), media o avventizia (esterna).
La forma più comune è la fibrodisplasia della media che si differenzia radiograficamente perché la stenosi è detta tubulare e dai risultati fuori norma del vaso o arteria e compromette più di solito le arterie renali bilateralmente.
L’analisi viene eseguita tramite un esame chiamato TC o MRI.
Tra le cause di questa malattia si possono riscontrare la TIA o ictus ischemici in campo primariamente carotideo per manifestazioni trombo embolici o consequenziali a dissecazioni, emorragia sub aracnoidea per la lacerazione di aneurismi intracranici (nel cranio), aggravamenti cerebrovascolari (nel cervello) derivati dalla ipertensione e dal coinvolgimento renale della malattia, aspetto a corona o anello di rosario nella maggior parte dei casi, con multiple irregolarità concentriche distaccate con l’intrusione di segmenti arteriosi normali o dilatati.
Per ciò che concerne il trattamento, quello eseguito è chiamato angioplastica con palloncino in sede di stenosi.
Cos’è l’angioplastica in cosa consiste e come si effettua?
Si tratta di un procedimento impiegato in campo medico per ampliare una diminuzione del lume ossia la stenosi di un vaso o arteria sanguigna, che solitamente è provocata, nella maggior parte casi, dall’esistenza di una placca.
Il trattamento di angioplastica si effettua in anestesia locale: il malato è dunque sveglio e consapevole. L’operazione dura in media tra i quarantacinque minuti fino ad un’ora, in base alle difficoltà presenti nella ferita da trattare.
In quasi tutti i casi il procedimento si conclude con la realizzazione di una rete metallica, ricoperta o non dal farmaco che è chiamato stent.
Le riuscite dell’angioplastica, successi o non, avvengono in base a numerosi motivi: sede ed natura della stenosi sono quelli più importanti; deve poi anche essere valutato e studiato il composto della placca o rivestimento che ha causato la stenosi.
Il trattamento di angioplastica infine però, può provocare comunque diverse complicazioni, ad esempio tra le più rilevanti ricordiamo, la discissione del vaso e l’embolia periferica, che comunque si possono risolvere e curare per via endovascolare o possono invece a volte richiedere un ennesimo trattamento chirurgico a fronte del malato.

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