Come si producono biocarburanti dalle alghe

Vista la necessità di trovare fonti di energia alternative da anni si sta studiando il modo per ricavare combustibili da varie specie vegetali, tra le quali le alghe.
Questi organismi a struttura semplice contengono clorofilla, producono ossigeno, e possiedono un contenuto molto alto di olio rispetto ad altri vegetali.
Le alghe contengono ben il 30% in più di oli rispetto a mais, colza o palma e possono crescere sia nell’acqua salmastra che in quella marina o dolce.
Dalle alghe è possibile ricavare biodiesel, bio-etanolo, bio-gas, idrogeno e combustibile per aerei.
Il Biodiesel è un combustibile ottenuto da fonti rinnovabili in forma liquida e di colore ambrato che assomiglia molto al gasolio per la sua viscosità.

Già in passato si è provato a coltivare piante come il mais per produrre carburante ma questo ha comportato un rialzo del loro prezzo sul mercato e comunque erano necessari fertilizzanti per farle crescere e vaste aree da coltivare sacrificando altre colture destinate al consumo alimentare dell’uomo e degli animali.

Le alghe, della specie Chlorella vulgaris, vengono fatte crescere in bioreattori trasparenti nei quali viene pompata acqua, per fare in modo che ricevano abbastanza luce muovendosi, oppure all’interno di vasche dove però crescono più lentamente ricevendo poca luce.
Per la produzione del combustibile vengono aggiunti sodio, liscivia ed etanolo come catalizzatore, che poi possono nuovamente essere recuperati e utilizzati.

Nella mia provincia esiste un solo distributore a bioetanolo e biodiesel e soltanto alcuni mezzi pubblici sono dotati di motori adatti per il loro utilizzo.

Una coltivazione di alghe per adeguarsi al mercato deve produrne annualmente 40 tonnellate, considerato che si ricavano 3 mila litri di carburante per ettaro, ed attualmente sul mercato il biodiesel costa 60 dollari al litro mentre il diesel solo 8

Alcuni studi compiuti negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna hanno rilevato come questo combustibile ricavato dalle alghe non sia molto verde perché il processo di lavorazione comunque prevede un rilascio nell’atmosfera di anidride carbonica.
Inoltre le coltivazioni all’interno dei bioreattori prevedono un consumo di energia per pompare acqua mentre quelle all’interno delle vasche un consumo di una grande quantità d’acqua che evapora durante il processo.
Molte coltivazioni sperimentali, finanziate anche dalla Nasa, stanno provando ad usare alghe geneticamente modificate per aumentarne la produzione e questo suscita dubbi negli scienziati visto che ben il 40% dell’ossigeno che respiriamo proviene proprio da esse.

Le coltivazioni della alghe per la produzione del biodiesel potrebbero essere concimate con il liquame delle fognature urbane abbattendo i costi dei fertilizzanti ed usando acqua sporche senza intaccare così la riserva di acqua potabile del pianeta.
Il biodiesel, fatto anche con le alghe, ha il vantaggio di non produrre emissioni di idrocarburi aromatici come il benzopirene né di diossido di zolfo, riduce le polveri sottili e l’ossido di carbonio.
Inoltre, è una fonte di energia rinnovabile, biodegradabile e dallo stesso rendimento dei carburanti minerali e perciò non diminuisce le prestazioni dei motori delle automobili o degli impianti di riscaldamento.

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