Come si forma la nebbia

La nebbia è uno dei fenomeni atmosferici più comuni, che tende a formarsi durante la notte e fa la sua comparsa nelle prime ore della giornata.
Dal punto di vista meteorologico la nebbia è la condensazione di vapore acqueo nella prossimità del suolo in tantissime goccioline d’acqua, che si addensano e rimangono sospese nell’aria quando la temperatura diminuisce e fa più freddo. L’aria si condensa e si trasforma allora in vapore acqueo stando a contatto con il suolo più freddo. Questo fenomeno si verifica quando il terreno si raffredda più lentamente rispetto all’aria. Ciò fa sì che il vapore acqueo dell’aria sia direttamente rapportato alla sua temperatura.
L’ambiente ideale per la formazione di banchi di nebbia più o meno fitta sono le superfici umide, come i corsi d’acqua, le paludi, gli stagni o le superfici rimaste bagnate in seguito a piogge recenti. Affinché si formi vera e propria nebbia, però, deve trattarsi di una zona anticiclonica in cui ci sia ventilazione scarsa con temperature basse, oltre ad una elevata soglia di umidità. In Italia le regioni più colpite sono infatti quelle toccate dalla Pianura Padana ma anche molte altre zone meridionali, anche se il fenomeno vi si rileva in percentuale minore.
La densità della nebbia dipende sempre dall’umidità assoluta dell’aria, cioè dal suo contenuto di acqua. La sua possibilità di misurazione, invece, varia a seconda della visibilità che si ha sulla strada. Quando il nostro occhio riesce a percepire una visibilità che vada oltre i dieci chilometri si parla infatti di “caligine”. Questa è tuttavia rappresentata prevalentemente da pulviscolo di varia natura. Quando invece la visibilità è compresa tra uno e dieci chilometri, siamo in presenza della “foschia”: si tratta in questo caso di goccioline poco consistenti e fitte che consentano ancora una certa visibilità. Se la visibilità arriva solo a duecento metri, siamo in presenza di “nebbia spessa”. Se è compresa tra i trenta e i cinquanta metri, ci troviamo davanti ad una”nebbia fitta”. Se infine la visibilità è inferiore ai trenta metri, saremo in presenza di una “nebbia densa”.
La nebbia viene definita anche in base alla sua formazione.
Esistono le nebbie da evaporazione e le nebbie da raffreddamento.
La nebbia da evaporazione nasce quando una massa d’aria incontra altro vapore acqueo che risale dall’evaporazione di laghi o fiumi, o da pioggia in caduta. Questo accade quando le piogge insistenti sono trascinate dall’intenso flusso di correnti di scirocco.
Le nebbie da raffreddamento sono invece tipiche delle zone di fondovalle o di zone interne, come la Pianura Padana, e si formano quando una massa di aria umida si raffredda improvvisamente. Sono queste le nebbie vere e proprie, che si distinguono in categorie ulteriori:
• nebbie da irraggiamento (se il raffreddamento notturno incontra il calore irraggiato dal terreno verso l’alto e si procede al raffreddamento di uno strato d’aria);
• nebbie da avvezione (quando masse di aria umida e calda scorrono lentamente su una superficie o una massa d’aria fredda);
• nebbie di pendio (quelle che si formano sui versanti delle montagne quando l’aria umida del fondovalle si sposta lentamente verso le cime).
Ci sono infine le nebbie “calde” o “fredde”, distinte in base alla temperatura raggiunta dall’aria in prossimità del suolo.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>