Come si coltiva e si cura l’aspidistra

L’Aspidistra appartiene alla famiglia delle “Liliaceae”, originarie della Cina, in cui cresce spontanea nelle foreste, ed è classificata in diverse sottospecie, di cui una delle più importanti è l’ “Aspidistra elatior”, detta anche “Aspidistra lurida”, ampiamente coltivata nei giardini e nelle ville per il suo fogliame verde e decorativo. Le foglie di questa varietà raggiungono addirittura i 70 cm di lunghezza.
Una delle caratteristiche principali di questa pianta è la sua capacità nell’adattarsi a qualsiasi clima e alla poca cura che potrebbe ricevere. È una pianta che tende a sopravvivere, per quanto possa essere dimenticata o trascurata. Non viene alterata nella sua struttura né dalla mancanza di luce né per la scarsa umidità e si adatta alle situazioni più insidiose. Sembra che la sua durata sia superiore ai cento anni, e che questa pianta se ben trattata ci accompagni per buona parte della nostra vita.

L’aspidistra ha una radice rizomatosa, con delle foglie che si caratterizzano per il colore verde o appena screziato di bianco nella varietà “elatior”, che sono ovali e portate da piccioli piuttosto lunghi dal colore verde intenso. La pianta cresce a temperature intorno ai 10 gradi centigradi, anche se sopporta brevi periodi con temperature intorno ai 5° C. Non ama invece le temperature eccessive dovute al riscaldamento invernale, e per questo è preferibile usarla per abbellire portici, giardini, vani scala e verande. Tutti luoghi in cui la pianta viene esposta alla luce, ma non ai raggi diretti del sole, che potrebbero bruciare le foglie, e soprattutto coperta dalle correnti d’aria eccessive. La sua presenza in casa invece è soggetta spesso all’attacco di acari.

Durante il periodo autunnale e quello invernale la pianta non ha bisogno di eccessiva acqua, di cui invece necessita nella stagione estiva e in quella primaverile, quando è bene bagnare le foglie e detergerle spesso con acqua fresca, o con un panno morbido appena inumidito, evitando però di usare dei lucidanti chimici.
Ciò che richiede è un terreno umido, e se ben curata questa pianta ci premierà regalandoci anche 5 foglie nuove ogni anno.

Il rinvaso è inevitabile dopo i primi tre anni, tra marzo e aprile, quando la pianta necessita di un terreno nuovo, composto da terriccio costituito da torba principalmente, e foglie di faggio e sabbia sottile che favoriscano il drenaggio dell’acqua. Nel frattempo si può procedere alla concimazione del terreno usando un concime commerciale che contenga un elevato quantitativo di azoto, ma solo durante i periodi caldi.
L’eccessiva concimazione potrebbe invece determinare la scomparsa della variegatura.
La fioritura di questa pianta è molto rara qualora la si ospiti in casa. Quando accade, forma dei bei fiori di un rosso cupo che si elevano poco sopra il terriccio, sempre nel periodo estivo.
La potatura è sconsigliata, perché dalla pianta vanno eliminate solo le foglie più vicine al terreno, che poco alla volta tendono a seccarsi, e per evitare che le malattie parassitarie, piuttosto frequenti nella specie, si propaghino. La pianta si riproduce grazie al trapianto dei rizomi, da tagliare con un coltello affilato e disinfettato e da rinvasare nello stesso terriccio, dopo una opportuna passata di prodotti a base di zolfo che abbiano efficacia fungicida.

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