Come scrivere una tesina

Quando ci si appresta a scrivere una tesina, ci sono due primi punti cardine ai quali attenersi: leggere attentamente il titolo e capire cosa chieda, e porsi per un momento al di sopra delle parti, per individuare anche cosa vorrebbe il lettore, trovandosi di fronte ad uno scritto, e non solo cosa noi vorremmo trasmettergli. Pur trattandosi di un lavoro personale, dal quale emerge il nostro “io”, abbiamo a che fare il più delle volte con un lavoro asettico, e considerazioni personali, se non ben collocate, rischiano di portarci in quello che è considerato il “fuori tema”.

Da qui, il rispetto di poche, basilari regole:
l’attenersi ai criteri imposti
una breve introduzione
il corpo del testo
una chiusura adeguata
il rispetto dei criteri imposti
la citazione delle fonti
la bibliografia
la rilettura attenta dell’opera

L’attenersi ai criteri imposti: è il vero dogma. Se non si soddisfano i criteri di base (numero di cartelle, l’oggetto della trattazione, il font, le dimensioni del font e anche dei margini, ecc.) spesso la tesina non viene accettata. È la famosa diatriba tra lo stile e il contenuto: se non si fa bella mostra della cifra stilistica, il contenuto è inesistente.
Una breve introduzione: è una sorta di “cappello” nel quale, partendo da non troppo lontano, introduciamo l’argomento che stiamo per trattare, e i termini nei quali stiamo per farlo. È ovvio che se la tesina ha un carattere personale, la potremo scrivere in prima persona, ma se si tratta di un articolo di medicina, a meno che non siamo un medico che sta esponendo la sua ultima, celeberrima ricerca, è consigliabile evitarlo, ed essere impersonali.
Il corpo del testo: è la struttura vera dell’opera, in cui riportiamo le nostre conoscenze. Le nostre ricerche, i dubbi, i fatti reali e le eventuali possibilità diventano qui argomento di discussione. È ciò che interessa l’interlocutore che la leggerà. È bene evitare i discorsi lunghi, preferendo le frasi brevi e ad effetto. È il corpo del nostro lavoro.
Una chiusura adeguata: dipende da ciò che il committente vuole. Possono esserci conclusioni personali, se esplicitamente richiesto, o si può lasciare un finale aperto, se lo si ritiene più adeguato al lavoro svolto. Non esiste una chiusura oggettiva, ma va calibrata sul tipo di lavoro.
La citazione delle fonti: sempre, insieme al “cosa”, va specificato il “chi” lo ha detto. Non solo per evitare le appropriazioni indebite, ma perché fa molto effetto vedere quanto si conosce dell’argomento di cui si sta scrivendo.
La bibliografia: non è sempre richiesta, ma opportuna, soprattutto se si tratta di una tesina tecnica
La rilettura attenta dell’opera: c’è chi dice che il segreto per evidenziare i refusi che scompaiono all’occhio dello scrittore, immerso invece a capire il senso del tutto, sia quello di leggere il lavoro a contrario, partendo dall’ultima parola. È un sistema, ma non risolutivo. I refusi ci saranno sempre in un’opera, anche nei libri importanti. Fondamentale è distinguerli dagli errori ortografici: sono questi da eliminare, perché potrebbero compromettere seriamente la presentazione di un lavoro.

Soddisfatti pienamente questi criteri, la tesina potrà anche non piacere a chi la giudica, ma difficilmente non raggiungerà almeno la sufficienza.

tesina

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