Scrittori si diventa?

Se scrivere è un’arte, sarebbe appropriato affermare che scrittori si nasce, non lo si diventa. Tuttavia, anche un talento innato ha bisogno di essere stimolato e nutrito.
Uno scrittore deve possedere requisiti non così comuni quanto si potrebbe supporre dall’attuale proliferare di esordienti. Requisiti che vanno da una spiccata fantasia alla profonda conoscenza, e capacità di utilizzo, della lingua italiana.
Chi ritiene di possedere talento ma non sa esattamente come esprimerlo, potrebbe frequentare uno dei tanti corsi di scrittura creativa organizzati in molte città. Tuttavia, il modo migliore per imparare a scrivere è leggere. Leggere molto, leggere di tutto, soprattutto i classici della letteratura mondiale, senza comunque snobbare le opere meno note che possono offrire spunti di riflessione interessanti sul lessico o sull’elaborazione della trama. Molti consigliano di scrivere sempre e solo di argomenti che si conoscono bene, ma questa teoria potrebbe essere confutata da molti esempi più che significativi: Salgari scriveva con successo di luoghi remoti, senza mai spostarsi da Torino; gli autori di fantasy di grande successo non erano in possesso di una cultura su un campo specifico. Basti ricordare che l’opera letteraria più venduta del decennio è la saga di Harry Potter… pura fantasia e ottima capacità di affabulazione! Per diventare scrittori, in sostanza, è indispensabile solo avere una storia interessante e originale da raccontare, e saperla esprimere con proprietà di linguaggio, cercando di non cadere nell’affettazione e senza farne un esercizio stilistico, magari apprezzabile ma troppo artefatto.
Per diventare uno scrittore, tuttavia, non basta l’abilità e il talento. Purtroppo, a meno di non accontentarsi di godere privatamente del proprio lavoro, per diventare uno scrittore formalmente riconosciuto serve un editore. Qui la strada si fa ardua. I più fortunati possono far riferimento a conoscenze già acquisite, gli altri devono stare molto attenti nella scelta. Purtroppo è raro che una casa editrice decida di investire su uno sconosciuto, e gli editori più rinomati sono inondati di script (capita che un inedito venga letto dopo anni dalla spedizione), alcuni evitano di perdere tempo leggendo manoscritti di aspiranti esordienti. Conviene partecipare a concorsi o iniziare a scrivere su riviste letterarie. E’ importante far girare il proprio nome. Sono da evitare, almeno a mio giudizio, gli editori disposti a pubblicare dietro compenso. Non solo perchè, essendo disposti a pubblicare qualsiasi cosa venga proposta non si può avere il polso del valore della propria opera, ma anche perchè spesso questi editori non offrono un’adeguata visibilità: scarsa, se non nulla, pubblicità, distribuzione limitata. Infine, come in tutte le cose, serve fortuna. Se insieme c’è una “buona penna”, il gioco è fatto.

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