Come riciclare fondi di caffè

In questi ultimi anni si parla molto di riciclaggio e i ricercatori hanno rivolto la loro attenzione ai materiali più assurdi. Quando si parla di rifiuti biologici tuttavia il discorso diventa ancora più approfondito. Una delle scoperte più importanti di questi ultimi anni riguarda il riciclaggio di fondi del caffè. Se questi ultimi erano stati usati per concimare le piante, per eliminare i cattivi odori della cenere di sigaretta, per allontanare le formiche o con scopi abrasivi per la pulizia profonda delle superfici incrostate, la novità è rappresentata dalla scoperta delle potentissime proprietà antiossidanti contenuti nei fondi di caffè, grazie al loro elevato contenuto di polifenoli. Questo aveva permesso l’utilizzo dei fondi a scopo estetico, per maschere di bellezza fatte in casa, ma, come anche a livello industriale, era utilizzata solo la caffeina.
Qualche anno fa tuttavia, alcuni ricercatori del Nevada erano riusciti a produrre biodisel con la polvere esausta, mentre in Brasile si utilizzavano allo stesso scopo dei chicchi difettosi che non potevano essere posti sul mercato. La scoperta sorprendente avviene però nel 2008 ad opera di alcuni ricercatori dell’Università di Roma “La Sapienza”. Presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica si è potuto sviluppare un procedimento del tutto innovativo per produrre, utilizzando la polvere di caffè esausto, dei composti bioattivi utilissimi nel settore farmaceutico, alimentare, dietetico e cosmetico; mentre dalla polvere esausta restante da questo procedimento era possibile estrapolare ulteriormente un residuo inerte ma ancora utile all’industria energetica per la depurazione delle acque dal piombo e per il riscaldamento.
Si è scoperto dunque che la cosiddetta polvere “esausta”, non lo era poi così tanto! L’ingegnere Antonio Zuorro, che ha condotto la ricerca, spiega come in una prima fase, utilizzando acqua ed alcol etilico in un breve procedimento di ricaptazione sia possibile estrarre dalla posa del caffè una miscela incredibile di polifenoli, antiossidanti naturali che hanno la capacità di far restare giovani le cellule del nostro organismo contrastando l’azione dei radicali liberi. Con questo solvente del tutto naturale è stato possibile un recupero del 90 – 95% dei polifenoli totali contenuti solo nella polvere del residuo di caffè. Gli stessi, possono essere votati all’industria farmaceutica e cosmetica, per produrre integratori e creme che preservino l’ossidazione delle cellule. La scoperta è di tutto rispetto se pensiamo che in tutto il mondo si producono circa 6 milioni di tonnellate l’anno di caffè, e che questo viene bevuto ovunque. E ristoranti, bar, caffetterie potrebbero essere incentivate nel riciclo della sua polvere.
La scoperta più eclatante viene poi dalla considerazione che la polvere doppiamente esausta sarebbe usata per altri due scopi: depurare l’acqua dei nostri acquedotti, le cui vecchie tubature in piombo trasportano particelle di metalli pesanti dannosi all’organismo, tra cui piombo, ferro e cadmio; e come ottimo combustibile, utilizzabile in forma di pellets, da impiegare per il riscaldamento, perché ha un potere calorifico di molto superiore a quello sviluppato da diversi legni tra i più pregiati.

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