I ricci e le eventuali malattie

I ricci sono piccoli animali, la cui lunghezza varia dai venti ai trenta centimetri, con un coda tra i due e i quattro centimetri, orecchie corte e zampe con cinque dita. Come le istrici, sono dotati di aculei, cioè peli rigidi, generalmente di colore fulvo con bande ai bordi. I ricci mantengono abitudini notturne, abitano in campagna, nelle zone cespugliose, nei boschi, nelle legnaie. Costruiscono nidi di erbe o foglie dove passano il letargo invernale. I ricci sono animali sedentari, che si muovono solamente entro poche centinaia di metri dalle proprie tane: mangiano anfibi, lucertole, insetti, e piccoli roditori. Sanno uccidere le vipere, pur non essendo immuni al loro veleno, in virtù del manto spinoso, che li tiene al salvo dai morsi. La femmina del riccio dà alla luce dai tre ai sette piccoli alla volta, due volte all’anno, in primavera e in estate. Vivono generalmente sei anni, che possono arrivare fino a dieci se vengono tenuti in cattività. Ecco quali sono le principali malattie che possono colpirli. L’elmintiasi si manifesta con respiro rantolante, perdita di sangue dal naso, tosse, calo di peso, edema polmonare e problemi intestinali, che determinano un’alterazione della consistenza e del colore delle feci. Si tratta di vermi polmonari, che causano appunto le più diffuse malattie polmonari nei ricci. Si contrae attraverso l’alimentazione con lumache, e i neonati possono averla contratta dalla mamma. I vermi ristagnano nei bronchi e vengono espulsi con le feci.
Un’altra patologia piuttosto diffusa ha a che fare con la Capillaria aerophila: in questo caso si tratta di un parassita polmonare che colpisce il riccio mediante i lombrichi con cui si alimenta, oppure attraverso la diretta ingestione delle larve. I sintomi sono quelli descritti poco sopra, e tale parassita può portare alla morte. La Capillaria erinacei, invece, si presenta attraverso i lombrichi, e non è raro che si manifesti in concomitanza con infezioni batteriche di second’ordine. I sintomi sono sempre gli stessi, cui si aggiunge diarrea mucosa e verdastra, a volte con sangue, e calo di peso. La Physaloptera clausa, invece, colpisce l’esofago, per quanto riguarda la terapia, non esistono documenti in letteratura, e generalmente i veterinari si affidano alla stessa terapia utilizzata per gli altri nematodi. Per quanto riguarda i trematodi, invece, bisogna porre attenzione al Brachylaemus erinacei, un parassita intestinale che si presenta in colecisti, intestino e coledoco, attraverso l’ingestione di lumache e chiocciole. I sintomi consistono in presenza di sangue scuro, diarrea, calo di peso e perdita dell’appetito. Concludiamo con i cestodi, comunque non molto frequenti, che portano a un’infezione del riccio attraverso insetti e che determinano pochi sintomi (ma la malattia, se diagnosticata, deve essere curata in ogni caso) e con gli Isospora erinacei, che invece provocano feci verdi, gelatinose e pastose o acquose, e con sangue dovuto a emorragie intestinali. In questo caso i sintomi si presentano solo se l’infestazione è massiccia, e la malattia si contrae attraverso cibi contaminati da spore.

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