Come prevenire la depressione post partum

La depressione post partum è quel disturbo nervoso che può colpire alcune donne già dai primi giorni successivi alla gravidanza, e che si manifesta come fisiologica se persiste fino a tre, quattro mesi, a seconda dei casi. Si tratta di una fase in cui si manifestano leggeri sintomi di depressione, come inappetenza, nervosismo, piccole crisi di pianto e può essere accompagnata anche da alcune forme di psicosi. Le statistiche mostrano che circa l’85% delle neo mamme ne sia colpita, e a volta anche i neo papà. Nella donna si tratta però di una forma depressiva molto legata all’’andamento ormonale, e che si può individuare e trattare in parte prima della nascita del bambino, quando la mamma è ancora in una fase ormonale stabile.
Ci sono cause naturali alla base di questo fenomeno, legate all’andamento fisiologico del corpo femminile, come alla sua produzione di progesterone. Se immaginiamo quale sconvolgimento fisico si accompagna alle varie fasi della gestazione, dall’impianto dell’embrione, alla crescita del feto, e infine al parto, si può solo immaginare come sentimenti diversi e contrastanti accompagnino la donna nei periodi in cui il suo corpo si trasforma, ospitando un piccolo essere, fino a quando c’è un inevitabile distacco da lui, che inizia a vivere di vita propria e non esser più alimentato attraverso il cordone ombelicale. Se si tratta di una donna con una predisposizione ansiosa, piena di timori, si può agire preventivamente con degli incontri di psicoterapia volti a tranquillizzarla sul fenomeno. Si possono tentare delle terapie rilassanti, come massaggi, accompagnati da aromaterapia, cromoterapia, insieme all’assunzione di tisane rilassanti, evitando elementi eccitanti come caffeina, teina e teobromina.
Nei giorni immediatamente successivi al parto si possono limitare al minimo le visite, favorendo il riposo della neomamma proprio durante il sonno del bambino. È opportuno, nella coppia, stabilire che le priorità sono cambiate e che tanto la madre quanto il neonato necessitino, in quel momento, di un supporto psicologico non necessariamente di ordine medico, ma fatto di accoglienza e comprensione, in cui il ruolo attivo del padre può rivelarsi fondamentale. Uno dei momenti più delicati è quello dell’allattamento, che è, soprattutto i primi giorni, una cosa personale e privata, l’attimo in cui si stabilisce quello che sarà il rapporto che accompagnerà madre e figlio nella vita ed in cui si stabilirà un nuovo rapporto, regolato da ritmi, esigenze e stimoli diversi.
Parlare di prevenzione si può, ma non si può prescindere dalle fasi ormonali. In gravidanza c’è l’innalzamento dei livelli di alcuni ormoni, come progestinici ed estrogeni. Si assiste poi ad un calo repentino nei giorni successivi al parto. In questa fase, che è quella in cui i livelli ormonali tendono gradualmente agli stessi livelli che si registravano prima della gravidanza, si può assistere al fenomeno.
Questo si manifesta essenzialmente in tre tipologie: il baby blues, caratterizzato da una sorta di malinconia, la depressione post partum, con episodi di intensità e frequenza maggiore nell’alternanza del tono dell’umore, e di psicosi post partum, fase in cui si rischiano paranoia ed allucinazioni.
È opportuno agire tempestivamente, a seconda dell’aiuto di cui si ritiene la neo mamma possa aver bisogno e considerando che il momento della psicosi è lo stadio più grave.

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