Piante del deserto

Nell’immaginario collettivo, la pianta che associamo al deserto è il cactus. Se è vero che si tratta di quella più conosciuta, è altrettanto vero che, naturalmente, esistono altri tipi di vegetazione. In tutto sono tre.
In base alla durata del ciclo di vita, infatti, è possibile distinguere piante annuali, piante perenni e piante effimere.
Iniziamo con le piante annuali. Si tratta di tutte quelle specie, per la maggior parte erbacee, il cui ciclo di vita dura poco meno di un anno. Ci riferiamo, per esempio, al panicum turgidum, sempreverde che prospera nei terreni alluvionali umidi mentre perde le foglie quando nasce su terreni aridi.
Le piante effimere, invece, nascono solo dopo le piogge (molto rare): il loro ciclo vitale (riproduzione e morte) si esaurisce prima della nuova siccità.
Le piante perenni, infine, sono in grado di sopravvivere in ogni condizione, in particolare, nel caso del deserto, in situazioni di prolungata siccità e conseguente aridità. Esse quindi sanno come limitare al massimo le perdite idriche in corrispondenza dei periodi di maggior caldo. Lo fanno concentrando i liquidi nei tessuti. Il tipico esempio di queste piante è il cactus americano. Non è un caso che nei fumetti spesso i personaggi taglino il fusto di un cactus e trovino dentro dell’acqua. Si tratta, ovviamente, di una rappresentazione esagerata e volutamente caricaturale che comunque nasconde un fondo di verità.
Generalmente, nella vegetazione desertica, le foglie delle piante si trasformano in spine (è l’esempio, appunto, del cactus, che appartiene alla famiglia delle cactacee): si tratta di un espediente che consente loro di ridurre il consumo di acqua. In altri casi, invece, le foglie si ricoprono di una peluria molto folta, la cui funzione è quella di rallentare il processo di traspirazione. Succede lo stesso in molti arbusti.
Un particolare curioso è che durante le condizioni di massima aridità le piante del deserto perdono sia le foglie che i rami.
Il periodo in cui avviene la produzione dei fiori e dei frutti è concentrato, ovviamente, durante la brevissima stagione delle piogge. Se alcune specie conservano l’acqua nei tessuti, come i cactus cui accennavamo poco fa (tali piante vengono definite succulente), altre presentano delle radici molto lunghe il cui ruolo è quello di cercare acqua sotto terra.
La fotosintesi delle piante desertiche è differente da quella eseguita dalla maggior parte delle piante. Esse, infatti, di giorno non possono aprire gli stomi per assorbire l’anidride carbonica, perché così facendo rischierebbero di perdere l’acqua. Ecco, quindi, che gli stomi vengono aperti di notte: l’anidride carbonica, così, si lega all’acido fosfoenolpiruvico contenuto nelle loro cellule. Il giorno successivo, in presenza della luce solare, la fotosintesi riprende grazia all’anidride carbonica, legata a quel composto, accumulata la notte prima.
Infine, concludiamo con qualche particolarità riguardanti i cactus. Essi generalmente hanno forme cilindriche e sferiche per ridurre al minimo la parte esposta al sole, che fa traspirare e perdere acqua. Inoltre, la presenza di spine è necessaria per allontanare gli animali.

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