Omeopatia curarsi con l’esquisetum

L’esquisetum appartiene alla famiglia delle Equisetaceae. I suoi costituenti principali sono minerali quali il manganese, l’alluminio, il silicio e il potassio; inoltre, l’acido salicilico, saponosidi, flavonoidi e nicotina. Si tratta di un remineralizzante, con funzioni cicatrizzanti, astringenti, spasmolitiche e diuretiche. In omeopatia, può venire utilizzato per curare edemi, artrosi, carenze di minerali (per unghie, capelli fragili e ossa) e in caso di ritardo di guarigione delle fratture. Entrando nello specifico, è necessario sottolineare principalmente l’azione diuretica e coagulante dell’esquisetum, o equiseto, antico remineralizzante il cui utilizzo terapeutico veniva già citato in diversi antichi manuali di medicina. Risaliamo fino ai tempi dei Greci e dei Romani, i quali lo impiegavano in una sorta di impasto che veniva dato ai cavalli prima e dopo le battaglie, affinchè potessero contare su una scorta di ferro ed energia sufficienti. Non è un caso che il termine equiseto derivi dal latino equisetum, composto appunto da equus, cioè cavallo, e saeta, crine. Ciò è dovuto al fatto che la pianta assomiglia a una coda di cavallo, e in effetti essa viene anche nominata coda cavallina. Per quanto riguarda l’impiego terapeutico, la presenza di flavonoidi quali isoqeurcitina e kaemferolo ne favorisce l’azione diuretica, cui concorre anche la presenza di sali minerali. Questi ultimi, inoltre, rendono consigliabile l’utilizzo della pianta in presenza di edemi, anche post-traumatici.
La pianta, inoltre, è particolarmente apprezzata in qualità di rimineralizzante, qualità che deve alla consistente presenza di silicio e silicati. Essa, dunque, può essere utilizzata per favorire il processo di calcificazione delle ossa (per esempio quando è necessario ricomporre una frattura). Il silicio, infatti, agevola il deposito di calcio. Non solo. Esso è in grado anche di incrementare la resistenza dei tessuti connettivi: parliamo quindi della formazioni di cartilagini. Ancora per quanto riguarda le ossa, essendo alla base di una importante azione contro l’artrosi è in grado di prevenire l’osteoporosi. Un altro merito del silicio è quello di eliminare i prodotti di scarto derivanti dai processi metabolici, quali l’acido urico e la nicotina, per esempio. Possiamo riscontrare, quindi un notevole beneficio dal punto di vista dell’eliminazione di tossine. La droga dell’equiseto determina una diuresi composta quasi per la totalità di acqua, e non provoca un alterazione del tenore in elettroliti. A tutti questi pregi, aggiungiamo che l’esquisetum in omeopatia viene utilizzato molto frequentemente nei trattamenti contro la coagulazione del sangue. La sua azione emostatica, infatti, si rivela particolarmente efficace quando viene tradotta in preparazioni per uso esterno, che vengono realizzate, per esempio, in casi in cui la cicatrizzazione di ferite avvenga con particolare difficoltà; è importante sottolineare che l’impiego dell’esquisetum non determina effetti collaterali o controindicazioni particolari: in letteratura non si hanno casi ei effetti negativi in seguito al suo utilizzo. Insomma, esso ha una tolleranza ottima. L’unico rischio che possiamo correre con questa pianta è di confonderlo con un’altra pianta, appartenente alla stessa famiglia, ma pericolosa: ci riferiamo all’esquisetum palustre, che è tossico a causa della presenza di alcaloidi.

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