Le trasfusioni di sangue e il fattore Rh

Il nostro sangue e’ composto da una parte liquida chiamata plasma e da una parte solida composta da piastrine, globuli bianchi e globuli rossi. Quest’ultimi sono detti anche eritrociti o emazie.
Sulla superficie dei globuli rossi esiste un’antigene che puo’ essere definito con la lettera C, D ed E. Di queste tre proteine presenti l’unica con valenza clinica e’ la D ed e’ anche quella che determina il fattore Rh nel sangue.
La proteina D e’ presente sulla superficie degli eritrociti di circa l’83% degli esseri umani che avranno cosi’ un fattore Rh+ (positivo). Il restante 27% invece avra’ fattore Rh- (negativo).
Il termine Rh deriva dal nome della specie animale su cui fu scoperto l’antigene per la prima volta. Degli esemplari di scimmie a cui fu prelevato del sangue per inocularlo in un coniglio.
Ma perche’ e’ cosi’ importante questo fattore?
Prima di rispondere a questa domanda pero’ aggiungerei che il fattore Rh viene associato poi ad un gruppo sanguigno, e questo sara’ molto utile anche in caso di gravidanze incerte e di trasfusioni.
Veniamo ora alla domanda. In caso di trasfusione se viene introdotto in una persona Rh- del sangue Rh+, dopo la prima trasfusione verranno generati anticorpi Anti Rh che distruggeranno gli eritrociti Rh-.
Ovviamente e’ un discorso prettamente medico e forse difficile da divulgare.
Il fattore Rh e’ imporante anche durante la gravidanza.
Se una madre Rh+ concepisce un figlio con un uomo Rh- e genera un figlio Rh positivo quest’ultimo puo’ andare incontro ad eritoblastosi fetale o malattia emolitica del neonato, ossia la distruzione dei globuli rossi.
Bisogna intervenire in modo tempestivo e sottoporre il neonato ad una trasfusione di sangue identico al suo senza gli anti corpi Anti Rh.
Questo evento si puo’ evitare o ridurre notevolmente segnalando al proprio ginecologo la differenza di Rh. Infatti ci sono farmaci che evitano la crisi emolitica nel neonato e alle volte anche nella madre.

Ovviamente questo discorso si puo’ estendere in molti campi. Uno spesso tirato in causa e’ quello di presunte gravidanze attribuite a padri non legittimi. Infatti sia il gruppo sanguigno che il fattore Rh vengono richiesti al momento della prima visita in gravidanza. E vengono richiesti non solo alla futura mamma ma anche al futuro papa’. Infatti alle volte si cerca di attribuire una paternita’ ad una persona diversa da colui che ha realmente concepito il figlio. Con il gruppo sanguigno e il fattore Rh si puo’ gia’ escludere nel 40% dei casi una paternita’ presunta ma non effettiva, senza necessariamente dover arrivare al test del DNA.

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