Le cisti pancreatiche e i rischi a lungo termine per la salute

Il Pancreas è una ghiandola il cui collocamento è disposto nella parte superiore e posteriore della cavità addominale dell’organismo umano. Anche se il Pancreas ha una forma abbastanza piatta e lunga, è sensibilmente voluminosa e nella giovane età può raggiungere un chilogrammo di peso e una lunghezza di 13 centimetri, per poi decrescere nell’età adulta.

La funzione fisiologica del Pancreas è duplice: svolge infatti una funzione endocrina visto che sintetizza alcune tipologie di ormoni per poterle secernere nel circolo sanguigno , ma ha anche una funzione esocrina dal momento che è preposto alla produzione di enzimi digestivi da immettere nel tubo digerente.

All’interno del Pancreas si possono formare diversi tipi di cisti: problematica la cui incidenza è in aumento, forse dovuta alla sempre più alta capacità di diagnosticare il problema anche quabdo non è sintomatico, grazie allo sviluppo di macchinari che ne consentono la visualizzazione.
Innanzitutto vi può essere, anche se molto raramente, la presenza di cisti congenite.
Molto più probabile invece è la formazione di cisti, donominate Pseudocisti, che sono causate da uno stravaso di secrezioni pancreatiche: in questo caso una raccolta di fluido dentro una sacca dalle pareti fibrose provoca nella zona circostante un processo infiammatorio in seguito al quale può formarsi appunto una pseudocapsula.

Questo processo di formazione delle cisti può avere luogo in seguito ad un evento traumatico oppure a causa di una pancreatite acuta o cronica. In ogni caso ha una eziologia di tipo infiammatoria.
In questi casi il paziente lamenta dolori e gonfiori, oltre ad una zona tumefatta che si può concretamente palpare nella zona cirsostante.

In genere questa tipologia di ciste pancreatica, specie se non ha ancora raggiunto la grandezza di cinque centimetri, si risolve autonomamente, tramite riassorbimento, nel corso di sei settimane circa, e questo avviene nel 25% dei casi.

Il problema sorge invece nel caso in cui le cisti non si riassorbano in modo autonomo, e successivamente vanno incontro alla possibilita di infettarsi, sanguinare e causare occlusione oltre che dolore.
Se ciò avviene si deve intervenire con una metodologia di drenaggio per asportare il mateiale sieroso dalla sacca.
Oppure, nel caso in cui il drenaggio non fosse fattibile per cause tecniche o mediche, o più semplicemente la prova fallisce, si opera chirurgicamente mediante un intervento di marsupializzazione della cisti sulla parete dello stomaco o dell’intestino.
In ogni caso ambedue i procedimenti sono abbastanza invasivi e richiedono comunque delle verifiche preliminari che consistono necessariamente nella presa in atto che la cisti abbia almeno sei settimane di vita e che abbia al suo interno ina quantità di liquido o sostanza sufficiente a sopportare un drenaggio o una sutura.

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