Il futuro delle malattie cardiache

Quale è il futuro della malattie cardiache? Purtroppo, gli esperti attualmente sono concordi nel ritenere che, complici gli stili di vita sedentari che caratterizzano il mondo moderno, tra una decina d’anni, diciamo intorno al 2020, le patologia cardiache, e in generale cardiovascolari, assumeranno le dimensioni di una vera e propria epidemia che non trova riscontro nella storia. Si tratterà, e questo è un altro problema di grave entità, di un’epidemia che per i costi metterà seriamente a dura prova, se non addirittura a rischio, le risorse del Ssn, il Servizio sanitario nazionale. L’allarme sull’epidemia di malattie cardiovascolari era stato diffuso all’opinione pubblica nel 2008, nel corso di un Forum romano di cardiologia tenuto nella sede romana dell’Università Cattolica. Gli esperti sono concordi, dunque, nel ritenere che la prima, e forse unica, arma disponibile per contrastare il diffondersi dell’epidemia consiste in una massiccia opera di prevenzione. Insomma, più che andare a trattare la malattia, l’obiettivo dei medici è quello di evitare che essa si manifesti, andando a curare direttamente la salute. Ecco, dunque, alcuni punti sui quali è necessario intervenire. La più importante contromisura, lo ripetiamo, è la prevenzione, che deve avere inizio, ovviamente dallo stile di vita. Le regole sono sempre le stesse, che sentiamo ripetere ogni giorno, e che tuttavia ancora oggi troppo spesso ignoriamo ci riferiamo innanzitutto all’importanza di dire no al fumo, danno anche, se non soprattutto, nella forma passiva. D’altra parte è fondamentale praticare attività fisica in maniera costante, anche per ridurre l’impatto che la sempre maggiore diffusione di lavori sedentari sta avendo sulla società. Anche piccoli accorgimenti, come evitare di prendere l’ascensore e prediligere le scale, rappresentano un contributo importante per la prevenzione. La lotta all’obesità, in questo senso, diventa fondamentale, con un’attenzione particolare al girovita (al massimo 88 centimetri per la donna e 102 centimetri per l’uomo), là dove si accumula principalmente il grasso cattivo che produce proteine che vanno ad ostruire le arterie: esso è molto più pericoloso di quello che si raccoglie sui fianchi. Una novità importante, poi, riguarda un nuovo criterio di diagnosi. In effetti, uno dei segnali della presenza di malattie cardiache e del sistema circolatorio è stato rintracciato in alterazioni dei globuli bianchi, che sono dovute alla formazione nelle arterie di coaguli. Si tratta, per il momento, di un campo di ricerca pressoché nuovo, che comunque attende di essere indagato a fondo per trovare implicazioni cliniche in breve tempo. Un altro aspetto da tenere in considerazione riguarda i costi che l’impennata di casi di ipertensione, ictus, infarti e ipercolesterolemia avranno nei confronti della sanità pubblica, che molto difficilmente sarà in grado di sostenerli. È il motivo per cui le contromisure devono essere adottate fin da subito. Scendendo nel dettaglio numerico, la previsione degli esperti rivela che entro dieci anni il numero di casi di patologia cardiovascolari sia destinato a incrementarsi fino al 25%, con una diffusione maggiore tra gli anziani che superano i 75 anni di età.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>