Come gestire la febbre durante la gravidanza

La temperatura corporea femminile e maschile si aggira di solito intorno ai 37°C, e varia da un soggetto all’altro. Una temperatura corporea alterata di qualche grado durante la gravidanza non va considerato, in genere, un dato preoccupante.
La gravidanza comporta di frequente un aumento della temperatura, ma solo nell’’ordine di pochi decimi, a causa di un aumento della produzione di progesterone. Questo ormone femminile, che caratterizza la seconda metà del ciclo, porta alla dilatazione di vasi e capillari sanguigni, e di conseguenza ad un aumento del calore corporeo, di solito circoscritto tra i 3 e i 5 decimi rispetto a quello solito. L’’aumento della temperatura corporea, che compare a volte già nei primi giorni della gestazione, può esserne proprio uno dei primi segnali, e da quel momento la gestante potrà calcolare la propria temperatura fisiologica “di gravidanza”, più elevata rispetto alla norma, e capire quando invece ha la febbre.
Se dovesse superare i 38° è consigliabile consultare il medico, che, insieme alla prescrizione di farmaci per abbassarla, stabilirà le cause della febbre.
I medicinali che possono essere prescritti durante la gravidanza sono circoscritti in un range molto ristretto. Generalmente uno dei più utilizzati è il paracetamolo, o comune tachipirina, uno dei meno controindicati perché non danneggia il feto, neanche nelle prime settimane. È tuttavia pacifico che in caso di temperatura molto elevata possano essere prescritti farmaci di altra natura, ma sempre dietro lo stretto controllo medico.
Una febbre durante la gravidanza assume una diversa rilevanza a seconda del periodo in cui si manifesta. Come tutte le sintomatologie, quelle che si verificano durante i primi mesi di una gravidanza sono le più pericolose. Nelle prime dodici settimane il feto si sta formando e sono le più delicate. Sempre su ordine medico, si potranno assumere vitamina C o vitamina B, rinforzando le difese immunitarie. Se si tratta di un virus, questo è tollerato dal bimbo, perché le infezioni batteriche solitamente non arrivano direttamente a lui. Può capitare però che la febbre sia il sintomo di una infezione alle vie urinarie, una cistite, ecc, e non va trascurata perché la gestante è più esposta ad un parto prematuro.
L’organismo della donna non subisce particolari squilibri dovuti all’aumento della temperatura corporea, ma vengono attivate le difese dell’organismo, che comportano a volte la comparsa di rischiose contrazioni uterine. Febbre alta, brividi, dolori articolari e cefalea, vanno trattati con spugnature d’acqua su polsi, caviglie e tempie, e con paracetamolo in supposte o compresse, fino a quando ci sia un abbassamento della temperatura. Può essere somministrato anche l’acido acetilsalicilico (la comune aspirina), preferendo però evitarlo nelle prime 6 settimane di gestazione e negli ultimi 15 giorni prima del parto. Non danneggia il feto, ma comporta una diminuzione della capacità di coagulazione del sangue.
Se il ceppo influenzale previsto per il periodo in corso è particolarmente duro, il medico dovrebbe prescrivere alla gestante la vaccinazione antinfluenzale. Secondo il Ministero della Salute, il vaccino va inoculato entro i primi tre mesi di gravidanza e non causa rischi al feto.

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