Come fare i versamenti IVA

L’ ’Iva, vale a dire l’imposta sul valore aggiunto, è una tassa basata sul valore aggiunto di ogni fase della produzione, dello scambio dei beni e dei servizi. Attualmente viene imposta in più di sessanta Paesi al mondo, ed è disciplinata anche dall’’Unione Europea, che impone un’aliquota massima del 25% e una minima del 15%. In Italia la disciplina dell’Iva è evidenziata nel testo unico relativo, che è il Decreto Presidenziale numero 633 del 1972. Peraltro, a livello comunitario essa è regolata dalla VI Direttiva Cee del 1977 e da direttive successive, che consentono di rendere l’imposizione indiretta omogenea tra i vari Stati dell’Unione Europea. Ma qual è il funzionamento dell’Iva? In cosa consiste? E perché bisogna pagarla? L’Iva non è altro che un’imposta generale sui consumi, riferita all’aumento di valore che un servizio o un bene acquisisce nel momento in cui avviene un suo passaggio economico, dalla fase di produzione alla fase di consumo: si parla, pertanto, di valore aggiunto. Mediante un procedimento di detrazione e rivalsa, chiamato addebito, l’importa colpisce esclusivamente il consumatore finale, laddove il contribuente, che è il soggetto passivo di imposta, rimane neutrale. Quest’ultimo, in effetti, è colui che cede il servizio o i beni, e può detrarre l’imposta che ha pagato sugli acquisti compiuti nell’esercizio della sua professione, arte o impresa, dall’imposta che ha addebitato agli acquirenti o committenti. Insomma, l’’Iva in realtà costituisce un costo esclusivamente per coloro che non hanno la possibilità di esercitare il diritto alla detrazione, vale a dire, in sintesi, per il consumatore finale. È opportuno, comunque, operare una distinzione, nell’’ambito dell’’imposta sul valore aggiunto, tra il consumatore finale, che è il contribuente di fatto e che sopporta l’’onere economico dell’imposta pur non essendo soggetto passivo, e l’imprenditore o chi veste i panni del contribuente di diritto, per il quale l’imposta è economicamente neutrale, pur avendo egli tutti gli obblighi che spettano al soggetto passivo d’imposta. Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che un commerciante acquisti della materia prima per un valore di mille, per la quale dovrà pagare milleduecento, con i duecento dovuti all’Iva. Dopo avere effettuato alcune lavorazioni sulla materia, il valore ultimo del prodotto è salito a milleduecento. Pertanto, quanto l’utente finale acquisterà il prodotto, verserà millequattrocentoquaranta, con i duecentoquaranta dovuti all’Iva. Il commerciante allo Stato non deve versare duecentoquaranta, ma quaranta (cioè duecentoquaranta meno duecento, vale a dire l’Iva ricevuta dal consumatore finale meno quello versata per comprare la materia prima). Il commerciante, dunque, diventa soggetto passivo d’’imposta, e di conseguenza ha la possibilità di detrarre dall’’imposta addebitata sulle vendite (corrispondente a duecento quaranta) l’imposta pagata sugli acquisti (corrispondente ai duecento pagati nel momento dell’acquisto della materia prima). Rispetto all’imposta sul valore aggiunto, il commerciante è neutrale, poiché ha ricavato dal consumatore duecentoquaranta, dopo averne versati duecento in fase di acquisto e quaranta allo Stato. In termini di Iva, dunque, egli non ha guadagnato nulla.

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