Come fare una buona prima impressione

Sappiamo tutti che la prima impressione è sempre quella che conta di più, e forse per questo spesso ci sentiamo in imbarazzo quando stiamo per conoscere qualcuno. Non è un fatto che coinvolge solo chi sta per conoscere delle persone ‘importanti, come i genitori del proprio ragazzo, o l’amico più caro, o la futura cognata che sappiamo avere un carattere particolare. Ma un fatto che coinvolge tutti, ma proprio tutti, anche le persone apparentemente più sicure. Perché, in effetti, di insicurezza si tratta. La paura di sbagliare tutto, allora, rischia di peggiorare le cose, rendendole ancora più difficili di quelle che sono.
Perché allora, non fare intanto una bella iniezione di autostima, concentrandoci su quelle che sono le cose più belle? Se siamo ipercritiche, soprattutto noi donne, vi do un consiglio. Facciamo la telefonata all’amica del cuore. Quella che non è invidiosa, per capirci, quella che ci ha sempre aiutate nei momenti più difficili, quella che ci ha fatto capire una volta per tutte che i difetti li hanno tutti, e che quelli che abbiamo dovranno essere il nostro punto di forza.
Questo non vuol dire che dobbiamo accentuare i nostri difetti, ma nemmeno ridicolizzarli. Sapersi prendere in giro al momento giusto può servire, anche se non è opportuno ridere sempre, né parlare in continuazione.
L’insegnamento dei genitori, di solito, è quello di parlare al momento giusto o quando lo si ritiene opportuno. Altrimenti, rispondere sempre sorridendo quando si è interpellati.
Ricordiamo una cosa: quando conosciamo delle persone nuove, anche se a volte la conversazione può essere di quelle meno facili, non siamo sottoposti ad un interrogatorio. Non stiamo facendo un colloquio di lavoro. Ma, se anche fosse… perché non presentarci per quello che siamo realmente, e soprattutto senza strafare? Quando ci si conosce, inevitabilmente capitano nel gruppo persone capaci di attirare su di sé l’attenzione per tutta la sera. A noi che siamo timide o timidi, può sembrare che questi personaggi siano molto sicuri e brillanti, e ci sentiamo ancora più piccoli. In realtà il più delle volte si tratta di persone che, profondamente insicure, hanno bisogno di attirare l’attenzione anche di chi non conoscono, per sentirsi approvate. Questo, però, non vuol dire che l’interlocutore sia realmente interessato a ciò che stanno dicendo, perché una conversazione brillante ma frivola può interessare per dieci o quindici minuti, ma non intrattenere piacevolmente per tutta una cena.
È allora che interveniamo noi, consapevolmente, con delle battute sagaci ma non offensive, che richiamino l’attenzione su di noi, per un momento, a sottolineare agli altri io ci sono, e sono anche intelligente!
L’abbigliamento, sempre, deve essere consono all’ambiente in cui si sta. Se siamo ad una cena di lavoro, non potremo certo avere una scollatura profonda se l’ambiente è molto raffinato, perché diventeremmo non provocanti ma ridicole. Per l’uomo la cravatta è sempre giusta, anche sopra i jeans, che danno un bell’impatto, ma senza renderlo ingessato.
Per tutti, il sorriso è indispensabile. Anche per chi ha i denti storti. Sorridere spontaneamente è sempre il miglior biglietto da visita per presentarsi agli altri, perché diversamente saremmo ricordati sempre come dei musoni.

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