Come fare pesca sportiva

La pesca sportiva, che fa riferimento alla Fipsas, Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee, si distingue in pesca di superficie, pesca dalla barca e pesca subacquea. L’etica del pescasportivo, come viene chiamato colui che pratica questa disciplina, presuppone una sua parità con la sua preda: chi pesca, cioè, non lo fa per nutrirsi con la fauna ittica che cattura, ma lo fa solo per divertimento. Lo dimostra il diffondersi sempre più intenso negli ultimi due anni di due pratiche quali il Catch and release e il No-kill, che alla base hanno appunto il rilascio di ogni pesce che viene pescato.
Per quanto riguarda la pesca di superficie, le tecniche di pesca sono davvero numerose, troppe per poter essere elencate in una prima infarinatura riguardante questa disciplina. Ci limitiamo a segnalarne alcune, le più famose: la pesca al tocco della trota, la pesca con la mosca (a sua volta si può distinguere in pesca a mosca inglese e pesca a mosca valsesiana), il carpfishing, il surf casting, la pesca a spinning, la pesca a legering, la pesca al colpo (nell’ambito della quale, a sua volta, troviamo numerose altre sottodiscipline, quali, per esempio, la pesca all’alborella, la pesca alla casentinese e la pesca alla bolognese), la pesca in foce, la pesca dalla scogliera e la pesca dalla spiaggia. Per quanto riguarda la pesca subacquea, invece, citiamo almeno la pesca all’agguato, la pesca in tana, la pesca all’aspetto, la pesca in caduta e la pesca in parete.
Chi si avvicina per la prima volta alla pesca deve sapere che questo tipo di attività può essere praticata solo se si è in possesso di una o più licenze. La documentazione varia sia dalla provincia in cui si pesca, sia dalla struttura. In ogni caso, chi vuole pescare deve informarsi in maniera precisa su quali siano le licenze richieste, per evitare di andare incontro a sanzioni economiche.
Appurato, dunque, che le tecniche di pesca sono numerose, andiamo a scoprire lo strumento per eccellenza del pescatore, la canna, che comunque (come abbiamo visto) non è detto che venga usata sempre. La canna è composta da un’asta, la cui lunghezza è variabile, cui è appeso un filo, solitamente di nylon, che è la lenza, cui sono fissati un amo e la relativa esca. A seconda del livello di professionalità del pescatore, e della pesca che egli intende praticare, la canna potrà essere costruita con materiali più o meno economici: dalla fibra di vetro all’alluminio, dalla fibra di carbonio al bambù. Ogni materiale, ovviamente, presenta un livello di flessibilità diversa. Le canne possono essere dotate di mulinello, un meccanismo che permettere di riavvolgere il filo e inganna i pesci simulando il movimento di insetti o altre piccole prede. Nelle canne fisse, il filo ha una lunghezza fissa, ed è legato all’estremità dell’asta: si tratta delle canne più comuni, usate soprattutto nella pesca al lago. Nella canna a mosca, infine, viene sfruttato il peso della lenza per lancia l’esca. Anche in questo caso si simula il moto degli insetti, sia sul pelo dell’acqua che sott’acqua.

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