Come fare in casa il Brandy

Il brandy è uno dei più antichi distillati, ottenuti dal vino invecchiato in botti di rovere e contenitori di legno grezzo; oppure distillato dalla fermentazione di raspi, vinacce e polpa di uva. Il risultato dell’invecchiamento è un’acquavite che prende il nome da vitigni e uve della regione di provenienza, come Cognac o Armagnac. Il nome brandy indica oggi genericamente il distillato del vino, mentre in passato era usato dai mercanti olandesi ad indicare il vino bruciato, distillato o bollito importato dalla Francia. Il distillato di sole vinacce è invece la grappa.
Se ne distinguono due tipi: quello d’uva, ottenuto dal succo fermentato, dalla polpa e dalla buccia schiacciate senza arrivare a pressarle e senza raspi; il brandy di vinacce che viene fatto con la polpa, i raspi e tutte le bucce restanti dalle uve pressate per estrarne il mosto. In entrambi i casi si ottiene del brandy, che si differenzia per la morbidezza o meno del sapore.
Per un brandy fatto in casa, esistono due metodi: partire dall’uva o dal vino. Il vero e proprio brandy è il primo. Il secondo, definito impropriamente brandy, è un distillato di vino da bere o usare in cucina perché può raggiungere anche i 100 gradi. Si conserva ameno un anno, mentre il brandy vero e proprio, richiede l’invecchiamento di almeno due anni.
Se si ha la possibilità di acquistare dell’uva da vino, separato il mosto, con il quale si otterrà del vino, si procede alla preparazione del brandy utilizzando la buccia non pressata, la polpa e i raspi d’uva. Con un distillatore, o un alambicco si raccoglie il distillato delle vinacce in piccole botti di legno (preferibilmente di rovere) che vanno chiuse con appositi tappi in sughero. Quest’ultimo impedisce ai fumi dell’acquavite di fuoriuscire, e fa sì che si realizzano dei brandy dal gusto un po’ grezzo, ai quali si possono aggiungere aromi fruttati per eliminare l’asprezza tipica del vitigno. I preparati, a base di frutti di bosco, pesca e aromi, si trovano in erboristeria e vanno ad ammorbidire l’aspro tipico dell’acquavite ed il sapore legnoso che la botte può dare. La media di conservazione in botte è di almeno due anni, al termie dei quali il brandy avrà conquistato un sapore inconfondibile. Lo stesso procedimento si può utilizzare con altri frutti.
Un procedimento diverso è quello che si segue partendo dal vino. Si preferisce un vino bianco aspro e non frizzante, ma neutro, anche se molti scelgono vini rossi e corposi. Si parte da un distillatore o un alambicco, che permetta di distillare, una per volta, le gocce d’alcol e le parti nobili contenute che danno al brandy le caratteristiche peculiari. L’alambicco è formato da un pallone in vetro per la distillazione al cui interno versato il vino; sotto vi è un fornelletto. A fornelletto acceso, il vapore formatosi sgocciola in un tubicino che lo raccoglie. Al nell’alambicco, il distillato non è ancora brandy; lo diventa dopo essere stato trasferito in un fusto, meglio se di rovere, dove rimarrà almeno un anno, lontano da fonti di luce e calore, meglio se in una cantina fresca e asciutta.

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