Come essere un padre migliore

Essere padre non è facile. Essere un padre migliore di più. Tuttavia, secondo me, occorre stabilire poche e determinate questioni capaci di fondare i presupposti di un miglioramento del ruolo. La prima cosa che mi viene in mente è il cambiamento che occorre quando si diventa genitori. Mi riferisco al fatto che non si è più in due, ma in tre (o disgraziatamente, da soli, ma in due). Sembra una banalità, ma non è esattamente così. O meglio, è il punto di vista che a mio avviso deve cambiare. Se quanto viviamo da soli, siamo liberi di decidere a nostro piacimento, già la vita a due ci impone un concordo di decisioni “a due”, appunto. Quando poi si ha un figlio/a, la prospettiva cambia radicalmente, nel senso che tutto va orientato verso di lui/lei. I cambiamenti investono completamente lo stile di vita, a partire dagli orari e dai ritmi, che vanno plasmati su quelli della propria prole, la quale è al centro dell’attenzione non solo per ovvie ragioni, ma perché ha bisogno di tutte le nostre cure affinché possa crescere nel migliore dei modi. I figli sono l’obiettivo della nostra esistenza, dal momento che abbiamo deciso di metterli al mondo. E ciò, in primis, significa essere un padre migliore.
Secondariamente, pongo una questione che è valida per essere migliore in qualsiasi circostanza. È l’ascolto. Siamo sempre pronti a parlare, ma siamo sempre meno orientati ad ascoltare. Eppure, è un atteggiamento di prim’ordine, che si permette non solo di capire subito le esigenze dell’altro, ma anche di dare una migliore risposta possibile rispetto ad esse. E ciò ci fa senz’altro migliori. La cosa è più difficile quando si ha un bimbo piccolo. Ne so qualcosa io che ho una bimba di meno di un anno, rispetto alla quale cerco sempre di essere in ascolto, nonostante ancora non parli. L’ascolto in questi casi si traduce in un’attenzione continua nei confronti dei suoi gesti, delle sue espressioni, dei suoi sguardi, dei suoi atteggiamenti. Non è una cosa facile, perché di tanto in tanto si rischia di equivocare o male interpretare i messaggi che, volente o nolente, il bambino ci manda. Eppure, è una missione da mettere in conto, se si vuole essere un padre migliore. Ed esserlo sempre.
Quindi, metterei una capacità obiettiva e concreta di prendere decisioni, utilizzando uno schema di inferenze (ragionamenti), basati su dati oggettivi. Insomma, per farla breve, ci sono alcuni frangenti in cui occorre la capacità di prendere una decisione rapida e il quanto più rispondente alla situazione che si è evidenziata, partendo da un’analisi di fondo dei dati in cui siamo in possesso. Forse con un esempio sarà tutto più facile. L’altra sera mia figlia aveva 39 e mezzo di febbre e la tachipirina non sembrava avere effetto: la tenevo in braccio che delirava e mi faceva una pena incredibile. Passata una mezz’ora in cui la febbre non accennava a scendere, ho preso la decisione di andare subito al pronto soccorso (e poi in pediatria) e non aspettare altro tempo. La salute (e la vita) di mia figlia è più importante di ogni altra cosa. Potrà sembrare banale, ma anche questo significa essere un padre migliore.

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