Come diventare assistente sociale

Essere un assistente sociale, significa agire in favore di persone e famiglie in gravi situazioni problematiche, trovando una soluzione ma, soprattutto, prevenendole.
C’è bisogno di alcune attitudini personali che, se mancano, si rischia di svolgere questo lavoro senza il necessario trasporto e si rischia di commettere errori magari anche gravi e di compromettere un contesto già difficile: attitudine ad aiutare gli altri, capacità di risolvere i problemi e di gestire e tenere sotto controllo situazioni pericolose.
Il conseguimento della laurea in Scienze del Servizio Sociale è indispensabile e, a seconda di come gli atenei classificano quest’attività, è inserita nel piano di studi delle facoltà di Sociologia, Scienze politiche o Scienze della Formazione. In tutti i casi è prevista l’attività di tirocinio, mediante il quale gli studenti affrontano sul campo le reali problematiche del lavoro, trovandosi a vivere in prima persona situazioni che poi, una volta abilitati, saranno chiamati a risolvere.
L’albo professionale degli Assistenti sociali ha previsto due sezioni a cui potersi iscrivere sulla base del livello di specializzazione conseguito: sezione B (Assistenti sociali) per chi ha una laurea triennale e sezione B (Assistenti sociali specialisti) per chi ha continuato gli studi e ha conseguito anche la laurea specialistica.
Per essere ammesso alle due sessioni è necessario aver conseguito l’esame di Stato che è diverso per le due categorie: l’esame di Stato per la sezione B prevede due prove scritte sugli aspetti teorici e le tecniche professionali del lavoro si assistente sociale e una prova orale sulla legislazione che coinvolge questo lavoro e la deontologia professionale. E, infine, una prova pratica davanti a una commissione in cui si propongono le risoluzioni ai casi proposti nelle prove scritte. La prova pratica non è prevista nell’esame per la categoria A.
Per preparasi all’esame di Stato ma anche per tenersi aggiornati su tecniche, leggi e studi che riguardano questo lavoro, esistono scuole specializzate che organizzano corsi di formazione e di aggiornamento.
Gli assistenti sociali ‘semplici’ – o junior come in molti li definiscono a torto – possono svolgere con molta autonomia, sia tecnica-professionale che di giudizio, attività come il recupero di persone, famiglie e comunità che si ritrovano a vivere situazioni disagiate, decidendo quale sia la risoluzione migliore per i problemi, magari anche organizzando attività di volontariato con varie organizzazioni.
Gi assistenti sociali specializzati, invece, possono ricoprire anche cariche di tipo manageriale per elaborare e gestire programmi di politica sociale, ricerca nel settore e promuovere attività didattico-formative.
Informazioni molto utili ed esaurienti si trovano sul sito del Servizo sociale (http://www.serviziosociale.com) che dà spazio a problematiche, o a domande che possono sorgere sia durante gli studi che dopo.
Il lavoro dell’Assistente sociale è da sempre affascinante, ma anche molto delicato e difficile, e percorrere la strada per diventarlo dev’essere una scelta consapevole e decisa, perché non è un lavoro da cui dipendono la serenità di persone, bambini e famiglie.

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