Cosa serve l’emoglobina

Per poter spiegare a cosa serve l’emoglobina e per darne una specifica definizione bisogna dapprima vedere in cosa consiste la mioglobina che ha dei legami stretti con questa.
La mioglobina è una proteina globulare che si trova nei tessuti periferici e nei muscoli e serve principalmente a convogliare l’ossigeno all’interno delle fibrocellule muscolari e, la sua struttura molecolare è simile a quella dell’emoglobina, ma rispetto a questa ha una maggiore affinità per l’ossigeno.
L’emoglobina infatti è anch’essa una proteina globulare contenuta nei globuli rossi, ma serve a trasportare l’ossigeno dai polmoni ai tessuti. Nel percorso inverso, ovvero dai tessuti ai polmoni, invece trasporta gli scarti raccolti. Tra questi vi è l’anidride carbonica che viene poi espulsa attraverso l’aria che respiriamo. In pratica, l’emoglobina non è altro che quel pigmento contenuto nei globuli rossi che dona al sangue il suo particolare colore rosso. Essa si forma nel midollo osseo insieme agli eritrociti immaturi. Un globulo rosso contiene circa 350 milioni di molecole di emoglobina ed ognuna di queste trasporta ben quattro molecole di ossigeno.
L’emoglobina, indicata con la sigla “Hb” si compone di una parte proteica, detta “globina” e di un nucleo centrale che contiene ferro, detto “eme” che conferisce ad essa la proprietà di condurre l’ossigeno. Infatti senza quest’ultimo l’emoglobina non può formarsi, ed è per questo che quando viene a mancare il ferro si parla di anemia. A livello polmonare l’emoglobina si lega all’ossigeno anche grazie alla diversa pressione tra l’ossigeno interno e quello esterno degli alveoli polmonari. Invece a livello fisiologico essa torna utile per la regolazione del Ph nel sangue.
Con una semplice analisi del sangue, e attraverso l’esame emocitometrico, si rileva la concentrazione di emoglobina presente nel sangue. L’esame dell’emocromo è difatti quello più eseguito e consente appunto di quantificare il numero dei globuli rossi, i cosiddetti eritrociti, dei globuli bianchi, detti anche leucociti, nonché delle piastrine (trombociti) e dell’emoglobina presente nel sangue. Questo esame implica un prelievo di poche gocce e non arreca grandi fastidi.
Nel caso in cui questi valori siano al di sotto del 20% rispetto a quelli normali, tenendo presente che questi ultimi sono compresi tra 12 e 16 g/100 ml nella donna e tra 14 e 18 g/100 ml nell’uomo, allora si è in presenza di una anemia. Capita anche che in presenza di diarrea, disidratazione, policitemia, ustioni o shock i valori di emoglobina possano aumentare, mentre invece in caso di deficit da ferro e vitamina B12, aplasia midollare, ulcera peptica, emorragie ed infezioni gravi, questi possano diminuire.
Inoltre vi sono anche alcuni difetti che possono colpire i geni della globina dando luogo alla talassemia, che è una malattia che colpisce soprattutto la popolazione delle zone mediterranee, causata dalla ridotta sintesi dell’emoglobina. Mentre se i difetti colpiscono l’eme si parlerà allora di porfiria, che fa parte di un gruppo di malattie rare ed ereditarie causate dall’alterazione di un enzima che sintetizza l’eme del sangue.

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