Cosa fare se il bambino ha gli incubi

Capita a tutti i genitori, prima o poi: un urlo nel cuore della notte ed un pianto disperato, che ci fanno svegliare e sobbalzare nel letto, per scoprire (fortunatamente) che il nostro piccolo o piccola hanno avuto un incubo.
Ma non sempre sappiamo come comportarci al riguardo.
In realtà la reazione dei genitori deve essere diversa a seconda dell’età che ha il bambino.
La prima distinzione da fare in questi casi, infatti, è tra la fascia di età inferiore ai quattro anni e quella superiore. E’ più o meno a quattro anni, infatti, che i bambini cominciano ad avere davvero la percezione della realtà, ed è in base a questo grandissimo cambiamento che bisogna saper regolare la propria reazione.
Se un bambino di due anni, ad esempio, si sveglia terrorizzato per la presenza di un mostro
accanto al letto, è bene evitare di dilungarsi in spiegazioni che il bambino comprenderebbe solo
fino ad un certo punto. Meglio piuttosto orientarlo ad “incontrare” il mostro, magari facendogli
fare amicizia con lui, spiegandogli che si tratta di una creatura che era lì per giocare con
lui e non certo per fargli del male.
Farlo insomma interagire con la propria fantasia si rivela, in bambini di questa età, la scelta migliore.
Al contrario, possiamo cominciare a fare distinzioni tra sogno e realtà nei bambini più grandicelli, che sono in grado di comprenderne la differenza.
Altro fattore da considerare è che, al di là del semplice incubo, si può manifestare a partire dai
2-4 anni fino ad un età che supera la decina di anni, il pavor nocturnus.
Si tratta di episodi che avvengono di solito nella prima parte della notte, perché riconducibili alle
fasi 3 e 4 del sonno REM.
Il bambino scatta spesso a sedere sul letto, urlando terrorizzato e guardando fisso davanti a sè, e sembrando quindi sveglio in tutto e per tutto: in realtà, però, è ancora addormentato, e cercare di svegliarlo è assolutamente sconsigliabile, se non addirittura pericoloso.
L’unica reazione che bisogna avere, senza far alzare il bambino e senza toccarlo, è quella di
parlargli con molta dolcezza, magari cantargli qualcosa a lui noto, ed il bambino un po’ per volta si sdraia di nuovo e si rimette a dormire.
Al mattino sicuramente non avrà alcuna memoria dell’accaduto, e senza dubbio non avrà
memoria dell’elemento scatenante della crisi di panico, dovuta a volta a grande stress, oppure
alla presenza nella stanza di fattori che in realtà ne disturbano il sonno.
Per quanto riguarda il pavor nocturnus, se si tratta di episodi occasionali non c’è nessun problema, ma, al contrario, se dovesse ripetersi, è assolutamente il caso di discutere della cosa con il pediatra, per capire se non ci siano cause radicate di diversa natura e sulle quali intervenire tempestivamente.
La cosa da ricordare, come già specificato, è di non intervenire in maniera fattiva in questi casi:
prendere il bambino in braccio, ad esempio, o stringerlo, potrebbe aumentare il suo stesso terrore, provocando conseguenze anche gravi.
Per quanto riguarda gli incubi “normali”, è bene ricordare che spesso sono causati, tra i 2 e i 5 anni, da cambiamenti di abitudini che alterano la quotidianità. Attenzione allora a quando cambiamo orari, ad esempio. Potrebbe influire più di quanto pensiamo.

incubi bambini

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