Come si cura una frattura del malleolo

Il malleolo è una componente dell’articolazione della caviglia: ogni malleolo è una prominenze ossea localizzata nel collo del piede, e corrisponde rispettivamente alla tuberosità dell’estremità inferiore della tibia (m. interno o mediale), e alla simile formazione della fibula (m. esterno).

La caviglia per la sua collocazione anatomica, risulta una zona molto delicata del nostro corpo che è costantemente sottoposta al peso di tutto il corpo; questa condizione aumenta nel momento in cui facciamo sport come la corsa o la marcia, o in tutte quelle attività sportive che comportano sollecitazioni continue degli arti inferiori.

Come avviene la frattura?

La frattura del malleolo e tutti gli infortuni che in maniera diversa colpiscono le caviglie, sono tipici degli atleti o di chi pratica attività sportiva in maniera abbastanza frequente.

La frattura di una caviglia comporta spesso il coinvolgimento delle strutture che anatomicamente si trovano vicine, può quindi essere il caso di legamenti o altre ossa.
Nella maggior parte dei casi la frattura è causata da quella che comunemente viene definita “storta“, vale a dire che il piede viene sottoposto a un’eccessiva rotazione verso l’interno o verso l’esterno. Diverse possono essere le situazioni che inducono a questo movimento innaturale della struttura del piede: una caduta in cui il piede viene appoggiato in maniera scorretta o una caduta che può causare un trauma abbastanza consistente.

Due sono le fratture che possono coinvolgere la caviglia e quindi il malleolo:

–  la frattura “mediale” è una rottura della parte distale della tibia,

– la frattura “laterale” che riguarda la parte distale della fibula.

Quest’ultima è una delle fratture più dolorose: con dolori più acuti di una semplice storta, che possono anche aumentare in caso di frattura scomposta. Il piede diviene poi livido e molto gonfio.

Quali sono gli interventi?

Il medico prima di decidere come intervenire e per riconoscere l’entità della frattura sottopone i pazienti a radiografia. Capita molto spesso che si scelga di procedere con un intervento chirurgico in modo tale da ricostruire il collegamento compromesso tra le due ossa della gamba in maniera corretta.

L’intervento dovrebbe essere una garanzia di riposizionamento corretto dell’osso fratturato per evitare l’insorgere di futuri problemi cronici come l’artrosi.

In molti casi la frattura non deve essere trattata chirurgicamente e basta immobilizzare la parte con uno stivaletto di gesso o con l’utilizzo di tutori. Il tempo di convalescenza cambia a seconda della gravità della frattura stessa, mediamente nel caso di frattura composta viene prescritto di portare il gesso per un periodo che può variare dalle 4 alle 8 settimane.

I tempi riabilitativi si fanno invece molto più lunghi e si parla mediamente di periodi di 3 o 4 mesi.

La riabilitazione è mirata a riacquistata la mobilità, persa nel lungo periodo di immobilizzazione forzata, e prevede l’esecuzione di esercizi che vengono chiamati “propriocettivi” in combinazione ad altri esercizi di potenziamento della muscolatura.
Una riabilitazione non eseguita in maniera corretta comporta il rischio di recidive.

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1 comment

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