Come si coltiva il tartufo

La coltivazione dei tartufi nel nostro Paese è relativamente recente. Occorre, infatti, andare ai primi anni 80′ per assistere ai primi tentativi “artificiali” finalizzati all’ottenimento di questo prelibato alimento.
Parliamo, però, solo di tartufo bianco, tartufo estivo e bianchetto, per i quali si registrano risultati significativi.
Del tutto deludenti, al contrario, gli sforzi sul versante del più nobile tartufo bianco, per il quale l’unica soluzione consiste ancora nell’armarsi di tanta pazienza e di un cane dotato di un ottimo fiuto.
Vediamo, comunque, cosa occorre fare per coltivare questa gemma del sottosuolo.

 

Consigli per la coltivazione del tartufo

Da dove partire

Difficilmente sorprenderà qualcuno premettere come la coltivazione di una delle principali eccellenze della nostra cucina, risulti non del tutto semplice.
In fin dei conti stiamo parlando di un fungo sotterraneo, che cresce simbioticamente alle radici di specifiche piante, necessarie al suo nutrimento. Ragion per cui, per chi voglia cimentarsi nella sua produzione, la necessità di ricreare quanto più possibile l’habitat in cui vive il tartufo; il tutto attraverso la tecnica della micorizzazione, ossia il processo mediante il quale si trapiantano anche le radici delle piante che sono a contatto delle spore che si cureranno.
Punto di partenza, quindi, acquistare piante micorizzate. Acquisto possibile presso un qualsiasi vivaio specializzato, pretendendo la relativa certificazione, ad opera degli enti qualificati o da una Università, scongiurando la possibilità di imbattersi in una delle tante truffe non estranee al settore.

Cosa serve per coltivare i tartufi

Prima di tutto se volete che la vostra tartuficoltura abbia successo fondamentali terreno e clima inutile tentare, infatti, qualora il terreno non sia idoneo. Suoli privo di calcio, dalla ridotta profondità, con un Ph acido o troppo compatti, vanno scartati in partenza.
Qualora , al contrario, il vostro appezzamento presenti le caratteristiche necessarie, iniziate col ripulirlo da pietre, arbusti e radici, per poi livellarlo e ararlo al fine di piantarvi le piantine, distanziandole almeno 3 metri l’una dall’altra, con corsie distanti 5 metri come minimo.

Quando mettere a dimora le piante da tartufo

Momento ideale per la messa a dimora delle piantine micorizzate quello che va da Novembre a fine Maggio. Van bene, quindi, tutte le stagioni, salvo i mesi particolarmente caldi, nei quali sarà necessario bagnare abbondantemente le nostre colture.
Non meno importante difendere le spore da parassiti e piante infestanti, evitando, nel farlo, l’utilizzo di pesticidi, concimi o diserbanti.
Non meno importante sapere che si tratta di una coltivazione che richiede tanta, tanta, tanta pazienza. Dal momento dell’impianto e la maturazione della tartufaia, infatti, servono dai 2 ai 7 anni. Addirittura se parliamo di tartufo nero, prima di giungere a pieno regime occorre attendere dai 13 ai 15 anni.
Se volete monetizzare nel breve, meglio quindi pensare a qualcosa d’altro.

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Come-coltivare il tartufo

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