Chimica: elettroliti nel corpo umano

Si chiamano elettroliti gli elementi in cui le molecole, nel momento in cui avviene il passaggio della corrente elettrica nella soluzione in cui sono situati, si decompongono in particelle più piccole, gli ioni, caricandosi di una carica elettrica negativa o positiva. In particolare, i cationi sono quelle particelle attirate verso il catodo, cioè il polo negativo, in quanto cariche di elettricità positiva. Viceversa si chiamano anioni le particelle che si dirigono verso l’anodo, cioè il polo positivo, in quanto cariche negativamente. La principale caratteristica degli elettroliti è la possibilità di combinarsi chimicamente, andando a neutralizzare le rispettive cariche elettriche e dando origine a molecole di sali. Per gli elettroliti non si usa la misurazione in milligrammi, come per la maggioranza delle sostanze, ma si fa riferimento a un’unità di misura chiamata equivalente. L’equivalente, dunque, corrisponde al peso delle molecole di un elettrolita o degli ioni, diviso il numero di valenza. In generale, in condizioni di normalità il patrimonio idrosalino del corpo umano è il prodotto dell’equilibrio fra l’eliminazione degli elettroliti e dell’acqua da parte degli emuntori e la loro assunzione. In questo compito di regolazione del ricambio idrico, una funzione molto importante è quella svolta dai reni. I tuboli renali possono modificare la quantità e la qualità dell’assorbimento dei soluti e dei liquidi del filtrato glomerulare. Così facendo, la composizione dell’urina viene adeguata ai bisogni della quantità di acqua e di saluti che devono essere eliminati dal corpo umano. Per quanto riguarda gli elettroliti, l’eliminazione extracellulare è regolata dagli ormoni cosiddetti mineralattivi, in particolar modo dall’aldosterone. Un altro meccanismo di regolazione importante, che ha a che fare con ioni coinvolti nella conservazione dell’equilibrio basico acido è quello del bicarbonato. Tale ione, infatti, può essere eliminato con l’aria che espiriamo. I più importanti elettroliti plasmatici sono il cloro, il potassio e il sodio. Quest’ultimo, in particolare, è il catione più rappresentativo del liquido extracellulare. Inoltre, la sua presenza nei tessuti e nel sangue è al centro dei principali meccanismi omeostatici dei reni. I reni, infatti, in condizioni normali assumo quasi il 100% del sodio situato nel filtrato glomerulare. Dal punto di vista clinico, il potassio è l’elettrolita più interessante, perché una sua variazione, in diminuzione o in aumento, è allo stesso modo pericolosa per la vita. Si tratta di un catione presente nel liquido intracellulare, ed è concentrato venti volte più nei globuli rossi che non nel plasma. Gli ioni del potassio sono fondamentali a livello di sintesi delle proteine per la trasformazione del glicogeno, per gli scambi gassosi nei globuli rossi e per la concentrazione muscolare. Il fabbisogno giornaliero di tale elettrolito è di circa 2,4 grammi. Il tessuto più sensibile alle variazioni del potassio è il tessuto muscolare, compreso il miocardio. Ecco perché in caso di squilibri di tale elettrolita possono presentarsi paralisi dei muscoli dello scheletro e debolezze generali, associate a sofferenza cardiaca e nei casi peggiori addirittura arresto del battito cardiaco. Infine, il cloro sarebbe una sostanza velenosa per il corpo umano, ma nel sangue si unisce ai radicali alcalini (per esempio il magnesio, il potassio o il calcio) per formare i cloruri relativi.

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