attacchi d’ansia e panico se ne vanno: come?

Ansia e attacchi di panico per mesi, anni. Tanti anni, quasi quindici, con la convinzione di non poter più uscire da ciò che presenta tutti i connotati di un incubo. E quindi, anche periodi di depressione. Una brutta storia, ma posso affermare che esiste il lieto fine e che chiunque ne può uscire, indipendentemente dalla durata e dall’intensità. Per esperienza, so che queste patologie, oggi assai diffuse, non devono essere trascurate, o affrontate solo quando i sintomi diventano così intensi da renderci schiavi di modalità di pensiero negative. Perchè per uscire da questo circolo, capace in alcuni casi, di stoppare l’attività lavorativa e rendere difficoltosi i rapporti sociali, è fondamentale reagire. La prima cosa da fare è informarsi su cos’è questa malattia e su quali sono i metodi che possono aiutare a stare meglio. So che spesso l’ultima cosa di cui si vorrebbe sentire parlare è ciò che ci fa soffrire, ma il cammino verso la guarigione passa anche dalla presa di coscienza di avere un problema serio e dal parlarne. Parlarne con un medico, con uno psichiatra, con uno psicologo e, cosa più importante, con persone affette dagli stessi disturbi e con chi ne è uscito. Esitono numerosi gruppi di auto-aiuto presenti in buona parte del territorio. Ma, consideranto che, in alcune casi, chi soffre di attacchi di panico può sviluppare problemi di agorafobia, e quindi grosse difficoltà ad uscire di casa, possono essere altrettanto efficaci i gruppi che negli ultimi anni si sono formati su intenet, persino nei social network più diffusi. Mi si diceva che la cronicizzazione allontana la guarigioe, ma non ho mai voluto arrendermi. Così ho provato di tutto, Ho approfondito ogni consiglio che ritenevo sensato. Quindi mi sono sottoposta a psicoterapia, ho assunto farmaci antidepressivi e ansiolitici, e… mi sono spesa tutti i risparmi, per poi scoprire che le prestazioni offerte dal Servizio Sanitario Nazionale potevano essere altrettanto d’aiuto. Ho provato medicine non convenzionali, come l’agopuntura e devo ammettere che un po’ mi hanno aiutata. ma la vera svolta è arrivata da dentro: una forte volontà sospinta dall’aver raggiunto il fondo del barile. Al massimo della disperazione ho capito che era tempo di lasciare spazio alla forza vitale che, credetemi, è in tutti… anche se la malattia tende a farci credere il contrario. Ho letto libri sulla terapia cognitivo-comportamentale ed ho provato a tentare da sola quella strada. Certo avrei preferito un supporto specialistico, ma l’impossibilità economica rende audaci! Ho iniziato a mettere in atto piccoli stratagemmi quotidiani, una sorta di programma per ricominciare a vivere, finalizzato a superare le paure. Ammetto che un immenso aiuto è giunto da tecniche di rilassamento. In questo senso, è stato un corso di meditazione a cambiare molto. Ma ritengo che per ognuno ci sia un percorso unico… il consiglio: cominciare a cercarlo!

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