Allergie alimentari in neonati e bambini: come riconoscerle

Le allergie sono malattie autoimmune generalmente in aumento nella popolazione italiana anche se per cause ancora sconosciute. Molti studiosi ritengono che sia presente una correlazione tra quello che è l’ambiente in cui viviamo e la presenza di allergie. Altri studiosi invece hanno spesso da obiettare che anche la presenza di allergie nei genitori non è da sottovalutare: un bambino con entrambi i genitori allergici ha probabilità non indifferenti di risultare allergico, alcuni studi attestano questa probabilità al cinquanta per cento in più.

Ma che cos’è l’allergia? L’allergia è dovuta ad una reazione del nostro organismo, sbagliata, ad alcune sostanze non dannose. Vedesi gli acari, il polline e gli allergeni più importanti. Queste sostanze una volta in circolo nell’organismo causano una reazione di difesa: i linfociti, le cellule che difendono il corpo umano dall’attacco di batteri e virus, scatenano una guerra a queste sostanze tentando di eliminarle dal corpo umano e causando così la reazione allergica. Come accennato prima non c’è spiegazione scientifica al fenomeno: tuttavia questo è il fenomeno.

Nei bambini le allergie più diffuse sono quelle alimentari. Sono anche le più pericolose perché se non scoperte possono portare anche a shock anafilattici e a conseguenze gravi, fino alla morte. Insomma, non è un argomento da prendere alla leggera ed è sempre meglio consultarsi sul pediatra per quanto riguarda i primi test da eseguire. Oltre ai test standard, il pediatra vi aiuterà a seguire il bambino ed eventuali allergie alimentari quando questi smetterà di poppare il latte dal seno: il latte materno è infatti privo di qualsiasi tipo di allergene e quindi assolutamente privo di rischi. Se però il bambino ad esempio non può essere allattato con il latte materno per qualche motivo, si può ricorrere al latte artificiale, anche se capita spesso che i bambini risultino allergici alle proteine del latte in essi contenuti e quindi il pediatra prescriverà un latte alternativo, come quello di soia.

Quando il periodo dello svezzamento arriva il pediatra vi darà una specie di tabella delle tipologie di cibo e di quando somministrarle al bambino. Il motivo è semplice: alcune sostanze non sono così semplici da digerire nell’organismo in formazione del bambino e soprattutto per il suo apparato gastrointestinale nuovo di zecca. Seguire queste fasi scrupolosamente è importante, stando attenti a non esagerar mai con le quantità e di aspettare almeno cinque o sei giorni, prima di una nuova somministrazione, studiando con attenzione eventuali segni o sintomi che possano indurvi a sospettare un’allergia alimentare.
Alcune scadenze standard:
– il glutine, viene somministrato solo dopo il 6° mese di gravidanza, per non incorrere nel rischio che il bambino diventi celiaco.
– Fragole, pesce e frutti rossi devono attendere che il bambino compia l’8° mese di età.
– Tuorlo d’uovo, solo dopo il 12° mese.

Quali sono sintomi e segni più evidenti?
Sicuramente si parte da un livello cutaneo: macchie rosse, pelle gonfia e anche escrescenze di varia dimensione, fino alla dermatite. Nei casi più gravi di allergia, l’asma è un sintomo ricorrente che non deve essere assolutamente ignorato e trattato immediatamente.

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