3 teorie sulle cause della omosessualità

Ecco tre teorie sulle cause dell’omosessualità. La prima di esse fa riferimento agli ormoni. Per lungo tempo, infatti, gli studiosi hanno ritenuto che l’omosessualità dipendesse dalla quantità di ormoni femminili o maschili, in particolare estradiolo e testosterone, presenti nel soggetto addirittura nella fase prenatale, e che vengono inviati al cervello nel corso della settima settimana di sviluppo. Un’altra teoria ha a che fare con l’ipotalamo, e deriva da studi effettuati da Roger Gorski, dell’Università di Los Angeles, che notoò come nel cervello dei topi il nucleo da cui dipende il comportamento sessuale abbia dimensioni maggiori negli esemplari maschili piuttosto che in quelli femminili. La terza teoria, infine, è quella di Sigmund Freud. Secondo il celebre psicanalista è possibile individuare due tipi di omosessualità: l’omosessualità manifesta, che è presente nei soggetti che appunto vengono definiti comunemente omosessuali, e l’omosessualità inconscia, o latente, che viceversa si manifesta in tutti i soggetti, anche negli eterosessuali. Quest’ultima dovrebbe essere ritenuta una sorta di residuo di uno stadio evolutivo sessuale del bambino. Infatti, secondo Freud, il bambino presenta una specie di energia sessuale, che egli vuole indirizzare verso differenti destinazioni. In un primo momento egli indirizza l’energia verso sé stesso; poi, verso i soggetti del suo stesso sesso, i quali hanno genitali simili ai suoi; infine, verso soggetti di sesso opposto. Ecco, dunque, che l’omosessualità latente non è altro che ciò che rimane della seconda fase. Tale fenomeno subisce un processo che viene definito di sublimazione, e si manifesta di continuo ma in maniera non espressa. Per esempio, la carriera militare è un modello di questa sublimazione. Secondo Freud, dunque, in tutti gli esseri umani si registra il fattore dell’omosessualità latente, che nulla ha a che vedere con l’omosessualità manifesta. In ogni caso, è bene sottolineare che in ognuna delle sue teorie, per Freud l’omosessuale manifesto è vittima di una sorta di arresto, o addirittura di regressione, del consueto itinerario di sviluppo edipico. Egli dimostra molti dubbi sulla natura congenita di tale condizione, dimostrandosi, invece, molto più propenso a considerarle come il frutto di diverse concause. L’omosessualità manifesta nei maschi, per il padre della psicanalisi, deriva da una fissazione risalente ai tempi dell’infanzia per la madre, o comunque per la donna: tale fissazione, invece che essere superata, sulla base delle dinamiche edipiche consolidate, conduce addirittura il bambino a identificarsi con lei. Il bambino, insomma riesce a non perdere l’amore poiché lo esercita in prima persona, cercando come oggetto sessuale non un maschio qualunque, ma un maschio che gli assomigli. Tutto ciò perché il rapporto omosessuale non è finalizzato da altro che a ricostruire il rapporto tra figlio e madre. E dunque, se egli ha preso il ruolo della madre, il ruolo di figlio dovrà spettare ovviamente a un maschio che a lui assomigli. L’omosessualità manifesta, per Freud, in conclusione, non è che un ritorno narcisista all’autoerotismo. Egli ritiene che gli omosessuali non debbano essere curati, poiché essi sono socialmente innocui.

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